Cosa fa di un locale un locale vincente? Sicuramente è il mix tra ambiente, servizio, personale, qualità del cibo…ma c’è di più. Ci sono locali che riescono a spostare le preferenze dei clienti proprio sui prodotti con più alti margini. Come fanno? Il segreto è tutto nel menù, ci sono tecniche che fanno del tuo menù un vero strumento di vendita. Esiste addirittura una disciplina che si chiama Menù engineering. A te la scelta se avere un menù che è la classica lista di prodotti o se avere un menù parlante e convincente, sappi che un buon menù da solo può incrementare le vendite del 30%.  Ecco per te alcuni spunti da cui partire per migliorare il tuo menù o crearlo se sei in fase di apertura del tuo bar o ristorante.

  1. I colori e la grafica. Lo sai che alcuni colori influiscono sulle percezioni umane? Il verde darà ai tuoi pprodotti la sensazione di naturalezza, l’arancione stimola l’appetito e il rosso spinge all’azione! Inoltre è scientificamente provato che quando guardiamo un menù i nostri occhi disegnano un triangolo conosciuto come il triangolo d’oro; Avendo davanti un menù prima guarderemo al centro, poi nell’angolo in alto a destra, poi nell’angolo in alto a sinistra. Ecco, dove piazzare i tuoi piatti a maggiore marginalità!
  2. L’importanza delle immagini. Un menù con delle belle foto dei piatti a volte fa tutto da solo. Viviamo di immagini ormai.
  3. Il subconscio. Un “trucchetto” per manipolare le scelte dei clienti è quello di mettere un piatto con un prezzo elevato all’inizio della lista, gli altri ci sembreranno economici al confronto! Ma attenzione, quando la lista è molto lunga, si tende a prendere anche le ultime cose della lista, quindi piatti più costosi in apertura e chiusura del menù!
  4. A volte il cliente vorrebbe tanto ordinare quel piatto, ma dopo aver visto il prezzo rinuncia. Molti ristoranti hanno risolto eliminando dal prezzo il simbolo € e sistemandolo a chiusura della descrizione del piatto. Relativamente al prezzo, poi, il trucchetto più usato (e forse ormai abusato) è quello dell’arrotondamento dei centesimi 9,95 €, 19,99 €
  5. Storytelling e copywriting.
  • Pasta all’amatriciana: spaghetti con guanciale e pecorino
  • Pasta all’amatriciana: spaghetti trafilati al bronzo dal piccolo pastificio del nostro paese, su letto di pomodorini pachino e guanciale originale di Amatrice, deciso come il territorio da cui arriva, impreziosito da pecorino romano DOP. Un esplosione di sapori autentici tutti italiani

……….ci siamo capiti…………

Sempre relativamente alla descrizione dei piatti, tendenzialmente la lunghezza dovrebbe essere sempre la stessa, ma per i piatti che vogliamo vendere di più, vale la pena fare descrizioni un po’ più lunghe; questo attirerà inevitabilmente l’occhio del cliente.

  1. Infine, importantissimo, il nome che si dà ai prodotti sia che siano piatti sia che siano cocktail o stuzzicherie. Il copywriting è l’arte di scrivere per convincere, capisci bene l’importanza, ne abbiamo già accennato, che ricopre quest’arte in un menù che in pochi minuti e poche righe deve convincere qualcuno a comprare. Ogni nome contribuisce a creare delle aspettative e fissa qualcosa nella mente del consumatore. Anche qui, ti diamo qualche indicazione di massima fornita da Lorenzo Ferrari, ogni nome dato al piatto deve essere:
  • Unico, nel senso letterale del termine, deve identificare esattamente e in maniera inconfondibile il prodotto. Ad esempio se la ricetta della propria Margherita si produce allo stesso modo da decine di anni o contiene un ingrediente particolare, il nome della stessa dovrebbe rispecchiare queste caratteristiche di unicità; si potrebbe pensare a “Margherita 1983” per enfatizzare la ricetta tradizionale e “Margherita indiavolata” per sottolineare la presenza di ingredienti che la differenzino da quella tradizionale
  • Coerente: coerente con l’intera immagine del locale, se è un locale informale e accessibile perché scegliere nomi altisonanti?
  • Memorabile: memorabile significa che deve essere “sticky” appiccicoso. Deve entrare nella mente del cliente e appiccicarsi alle pareti del cervello. Per fare questo si può utilizzare la strategia del “conta gli ingredienti” avremo così ad esempio il cocktail 5 sensi…il cliente si divertirà ad indovinare i 5 ingredienti che lo compongono. Oppure possiamo utilizzare la strategia della “precisione chirurgica” se è necessario enfatizzare un dato tecnico, la classica bistecca alla fiorentina diventa così “bistecca 52° C” sottolineando come la cottura al sangue sia perseguita in maniera maniacale. [1]

By taking the opportunity to think about what you will say and pre written essay produce it on your own, you’re sure to come up with something that’s real and meaningful.

Fonti
Ristorazione italiana magazine, ottobre 2019, “Naming, come scegliere il nome giusto di un piatto” Lorenzo Ferrari www.ristoratoretop.it